LETTERA DELL'ON.LE ZARATTI

A S.E. Il Prefetto di Roma Dott. Giuseppe Pecoraro Ufficio Territoriale del Governo Via IV Novembre 119/a 00187 ROMA Ill.mo Signor Prefetto su iniziativa dell’Ente Morale Opera Nomadi Nazionale, lo scorso 4 Marzo si è tenuto presso il Comune di Roma e nel pomeriggio presso la sede italiana del Parlamento Europeo un seminario sulla regolarizzazione in Italia degli Operai Sinti e Rom, che svolgono la raccolta di materiale ferroso, seminario a cui hanno partecipato il Prefetto Compagnucci del Ministero dell’Interno, l’Associazione Imprenditori del Settore (AIRMET), l’UNAR, nonché lo scrivente. Il fenomeno diffuso di raccolta e trasporto di materiali ferrosi e non ferrosi in forma ambulante e il relativo commercio su aree pubbliche in forma itinerante, solleva ricorrenti azioni di denunce e procedimenti penali per coloro che svolgono tali attività, stante il complesso quadro normativo di riferimento sotto il duplice profilo ambientale e commerciale. In realtà questi soggetti e la loro professione sarebbero presi in considerazione sia dal Legislatore, sia dalla giurisprudenza della Cassazione penale che in più pronunciamenti ha riconosciuto l’esercizio legittimo di tale attività, previo possesso dei relativi titoli abilitativi. Lo stesso D.Lgs. n. 152/2006, Norme in materia ambientale, pubblicato nella Gazz. Uff. 14 aprile 2006, n. 88, S.O. dispone al comma 5 dell’art. 266 che: “ 5. Le disposizioni di cui agli articoli 189, 190, 193 e 212 non si applicano alle attività di raccolta e trasporto di rifiuti effettuate dai soggetti abilitati allo svolgimento delle attività medesime in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio”. Ora, fermo restando la doverosa repressione di attività illecite lì dove si possono configurare reati di traffico e smaltimento illegale di rifiuti, è auspicabile vengano assunte iniziative con l’obiettivo di individuare percorsi di abilitazione e legalizzazione, coerente con il quadro normativo, che consenta a questi soggetti di continuare ad operare senza incorrere in denunce e procedimenti giudiziari. In particolare mi riferisco a centinaia di operai Rom comunitari ed extracomunitari (nonché Operai Sinti ex-Giostrai, cittadini italiani da secoli) in possesso di permesso di soggiorno, che svolgono tale attività spesso privi di autorizzazione, per i quali scattano ricorrenti denunce, sequestri di mezzi, sanzioni pecuniarie e penali. Nella situazione generale di emergenza vissuta da queste popolazioni presenti nella città di Roma, nel territorio della Provincia e lungo il litorale, la preclusione a questa antica forma di lavoro rischia di produrre per molti capifamiglia una indiretta spinta verso il crimine e l’azione a delinquere, alzando il livello di allarme sociale. Per tale ragione credo vada valutata la possibilità di individuare con le autorità amministrative competenti, a cominciare dal Comune di Roma, e le rappresentanze delle comunità dei Rom di nazionalità straniera e dei Sinti Italiani un percorso di abilitazione e regolarizzazione per alcune tipologie di raccolte e trasporto di rottami metallici e non, con eventuali limiti e prescrizioni su quantità e modalità di vendita. In questo modo andrebbe limitato il rischio di reato ambientale, contrastato il fenomeno dell’illegalità fiscale e quello connesso ai furti di cavi e metalli pregiati. Le sarò grato se vorrà informarmi in merito alle iniziative assunte dalla S.V. in ordine alla tematica su esposta. Colgo l’occasione d’inviarLe i più distinti saluti On.le Filiberto Zaratti



13/03/2014    Direzione Generale (Roma)    Lavoro