Articolo del Corriere della Sera Bergamo di Anna Gandolfi

Un secolo di luna park, i giostrai: fateci continuare Negli anni Trenta, la chiamavano «giostra-catenelle»: seggiolini agganciati a un cerchio colorato, la musica che suonava, all’interno del grosso cilindro centrale un asino che si muoveva in tondo un po’ come accadeva per i mulini. «Beh, la velocità era un po’ quello che era...», sorride Massimo. La giostra-catenelle che girava la Bergamasca portata da suo nonno, Alfredo, non è altro che l’antenata di ciò che oggi, nei luna park, costituisce un pezzo classico, già ribattezzato «giostra dei calcinculo» dagli affezionati che non vedono l’ora di darsi spintoni volteggiando sui sedili appesi alle catenelle ormai diventate catene. Alfredo è stato il primo a portare l’attrazione in tour nella Bergamasca, varcando poi i confini provinciali e regionali. Oggi, i suoi eredi si dedicano agli autoscontri e a un altro «must» giostraio: la casa stregata. Chiunque sia passato nel piazzale della Celadina quando la colata di cemento si colora di luci, oggi o in passato, non può non ricordarla, con la sua botola e l’aria sparata dal compressore. «È la nostra, sì - prosegue Massimo, che ha 35 anni ed è un discendente dei Dell’Innocenti, la più antica famiglia di giostrai bergamasca -. Speriamo di poterla ancora portare qui. Sembra una frase fatta, ma noi lavoriamo per dare il sorriso alle famiglie, per far divertire ragazzi e bambini. Purtroppo, però, fare il nostro lavoro è sempre più difficile». Il problema è di legge. Anzi, di legge inapplicata. Di questo si parlerà in una riunione che la comunità sinti - i Dell’Innocenti sono sinti italiani - sta organizzando proprio a Bergamo per la fine di febbraio, in una sede istituzionale («Stiamo attendendo la concessione»), per confrontarsi e affrontare il tema. «Lo Stato - prosegue Massimo -, con la direttiva 337 del 1968, prevede che in ogni Comune debba essere individuato uno spazio per la collocazione dello spettacolo viaggiante. Però spesso, ormai, si fa fatica a veder rispettata la direttiva». La famiglia Dell’Innocenti da oltre 100 anni è residente a Trescore. Il domicilio, invece, varia a seconda del paese o della città in cui viene allestito il luna-park. «Siamo di etnia sinti, da sempre ci occupiamo dello spettacolo viaggiante, e siamo italiani al cento per cento». Solo che il tema del lavoro si incrocia con le questioni di decoro e sicurezza. Nella Bergamasca, e non a caso il convegno è stato organizzato qui, «la situazione è complessa. Capiamo che non si vogliano creare problemi al traffico, oppure di rumori. Lo condividiamo. Però da alcuni anni i sindaci, non tutti ma certi sì, sembrano vivere il nostro arrivo con tanto disagio. Le procedure autorizzative diventano lunghissime, arrivano gli stop. A gennaio prepariamo il percorso annuale: abbiamo inviato come al solito una trentina di richieste. In genere le risposte arrivano nel giro di qualche settimana, ora sono ancora poche. Eppure noi paghiamo le tasse, l’occupazione di suolo pubblico, in media, per una casa-mobile e una giostra arriva circa a 1.300 euro al mese. Chiediamo solo di poterlo continuare a fare, nei limiti di legge...». Un caso specifico riguarda il luogo simbolo per il luna park che ogni anno, due volte all’anno, attira decine di migliaia di persone: quel piazzale della Celadina che Palazzo Frizzoni ha venduto e che per l’ultima volta quest’anno sarà sede delle giostre. «Non sappiamo ancora se avremo un altro posto». Ma da Palafrizzoni, dopo che per la ricollocazione del luna park erano nate polemiche in diversi quartieri, arriva una rassicurazione: «Non lasceremo che si chiuda il mandato amministrativo senza aver risolto questa questione - spiega l’assessore all’Urbanistica, Andrea Pezzotta -. Siamo vicini alla soluzione, un’area sarà individuata entro maggio». In gioco, c’è di nuovo la 337.



24/02/2014    Direzione Generale (Roma)    Lavoro