Reggio Calabria, la dislocazione dei rom ha innovato la politica urbana.

Da decenni le città vengono costruite separando le persone per quartieri, in base al ceto sociale e all’appartenenza etnica. Il risultato di questo progetto urbano, adottato anche a Reggio Calabria, è quello di una città in crisi, dove il suo “statuto originario”, che la voleva luogo di relazioni aperte a tutte le persone, viene negato a favore della separazione “razionalista-funzionalista”, che è causa di conflitti, degrado e devianza. Oggi, il territorio cittadino è costituito da diversi ghetti, “steccati” che separano i cittadini, costituendo una “barriera” alla relazione libera che ha sempre generato capitale sociale e sviluppo. A Reggio Calabria, negli ultimi venti anni, contro questo progetto di città “segregazionista” solo i cittadini rom si sono opposti in modo determinato e costante. Lo hanno fatto proponendo il ritorno allo “statuto” della città e quindi alla costruzione di quartieri fondati sul mix etnico-sociale e non più sulla separazione. Il progetto che hanno proposto, insieme all’Opera Nomadi, è quello dell’ “equa dislocazione delle famiglie” sul territorio comunale. Per questa lunga battaglia sociale, iniziata negli anni Novanta, i cittadini rom hanno ottenuto diversi successi: l’accettazione del programma da parte del Consiglio Comunale e l’effettiva dislocazione di una parte delle famiglie. Ma la battaglia non è finita, perché tanti nuclei sono ancora ghettizzati ed il progetto “separazionista” è ancora molto forte. Oggi, 110 famiglie rom vivono equamente dislocate sul territorio cittadino e costituiscono il risultato di questo impegno sociale, mentre 198 nuclei rom vivono ancora concentrati in tre ghetti che rappresentano la città “divisa”. Su questo tema, si è sviluppata una certa disinformazione che non ha consentito la conoscenza dell’impegno sociale di queste persone e tanto meno del suo valore per la politica urbana della città. La realtà dei cittadini rom viene raccontata , attraverso i ghetti di Arghillà, di Modena e di Ciccarello, descrivendola, a volte, come una loro “scelta culturale”, mentre altre volte il “ghetto” di Arghillà viene descritto come una operazione di “Delocation”. Invece, i tre ghetti sono frutto della politica urbana “segregazionista” e costituiscono una operazione di “Concentramento”. Accanto alla segregazione esiste il risultato ottenuto dai cittadini rom per superarla. Ma di questo aspetto, poco apprezzato, non se ne parla. Eppure fanno parte di questa città le 110 famiglie rom ( il 35% delle famiglie rom della città) equamente dislocate sul territorio comunale in 80 condomini diversi. Esse costituiscono per la città di Reggio Calabria la prima applicazione programmata di una politica urbana del mix-etnico-sociale. Nella prospettiva della futura definizione del Piano Strutturale comunale, che regolerà la politica del territorio cittadino, sarebbe bene seguire l’esperienza offerta dai cittadini rom, per evitare la costruzione di altri ghetti ed adottare la politica urbana dell’equa dislocazione degli alloggi popolari. Costruire una città capace di superare le sue problematiche significa, soprattutto, impegnarsi nello sviluppo dei beni relazionali. Il presidente Opera Nomadi di Reggio Calabria Sig. Giacomo Marino



20/06/2013    Direzione Generale (Roma)    Habitat