Articoli su "Dimmi che destino avrò" da NUOVA SARDEGNA e UNIONE SARDA

Dopo la proiezione per la stampa di domenica, ieri al Torino Film Festival è stato il giorno della vera anteprima del nuovo film di Peter Marcias: "Dimmi che destino avrò". Inserito nella sezione Festa Mobile dell'importante manifestazione diretta da Gianni Amelio, il nuovo lungometraggio del regista sardo arriverà prestissimo anche nelle sale. Dopo altre due proiezioni a Torino, oggi e domani, giovedì ci sarà la prima a Cagliari e nei giorni seguenti il film verrà proiettato in numerosi cinema dell'isola: Oristano, Olbia, Sassari e non solo. Il 6 dicembre inoltre ci sarà lo sbarco nelle sale nazionali e il film - come già anticipato da Marcias - dovrebbe avere una vita anche all'estero: in Spagna e Francia in particolare. E in Francia, a Parigi, è girato una parte di "Dimmi che destino avrò" scritto da Gianni Loy, prodotto da Gianluca Arcopinto e sostenuto oltre che dalla Sardegna Film Commission dall'Unicef "per l'alto valore del messaggio contenuto nel film". La storia racconta di Alina, una ragazza di origine rom, che da anni vive a Parigi per lavoro. Rientrata nel suo villaggio natio nei pressi di Cagliari, instaura un rapporto amichevole con Giampaolo Esposito, un cinquantenne commissario di polizia. Protagonisti l'attrice albanese Luli Bitri e il napoletano Salvatore Cantalupo, già grande interprete di due tra i film più importanti della storia recente del cinema italiano: "Gomorra" di Matteo Garrone e "Corpo celeste" di Alice Rohrwacher. Cantalupo, come si è trovato a girare in Sardegna? «È stato meraviglioso. Ma già conoscevo la Sardegna, una terra bellissima». E sul set? «Mi sono trovato davvero molto bene. Peter è stato geniale, è riuscito a mettere su uno di quei set che diventano come famigliole: si sta insieme, si vive insieme, si procede insieme. Non succede spesso negli altri set con i tempi di produzione e altre questioni. Lui è riuscito a creare un vero gruppo». Come ha conosciuto Marcias? «La cosa è simpatica. Siamo entrati in contatto attraverso Facebook. All'inizio, devo dire la verità, pensavo fosse uno scherzo perché non lo conoscevo. Poi ci siamo visti a Napoli, abbiamo preso un caffè, ci siamo guardati negli occhi e mi ha dato il ruolo. È stata una sorta di vibrazione, io la chiamo così. Una sintonia immediata. A volte è così se metti a tacere la mente e vivi di quello che ti succede. Con Peter è successo. E lo devo ringraziare perché non capita spesso di avere questa libertà e di creare nel mentre. Gli devo molto». Passando al personaggio. Che tipo è il commissario Esposito? «Giampaolo Esposito è un personaggio molto umano. Vive la diversità confrontandosi con il mondo rom e a sua volta vive la diversità avendo un figlio drag queen con un rapporto molto stretto. Io l'ho affrontato umanamente». E ha incontrato difficoltà particolari a interpretare questo ruolo? «No, non ho trovato difficoltà perché in genere quando leggo le sceneggiature, quando risuonano in mente i personaggi, cerco di essere e non di interpretare. Questo è il mio modo. Il personaggio lo faccio attraversare dentro di me il ». Al suo fianco la star albanese Luli Bitri? «È bravissima. Tutte le volte che abbiamo girato insieme è bastato dirci le battute poi creavavamo insieme. C'è stata una bella, forte sintonia». E girare nel campo rom com'è stato? «Mi sono trovato benissimo. Forse perché essendo stato uno scugnizzo da piccolino, lavorare con loro, stare insieme a loro non ha portato grosse difficoltà. Anzi, parlando dei ragazzini e pensando ai miei nipoti, ai figli dei miei amici, li ho trovati molto attivi. Vivono il qui e ora». Perché andare in sala a vedere il film? Cosa direbbe per convincere uno spettatore? «Il film affronta il tema della diversità e pensando al personaggio di Gimpaolo Esposito, lui è un rivoluzionario perché passa all'azione. Nel suo piccolo cerca di dare un contributo, ma non solo, si alimenta anche dell'energia dei bambini, dei ragazzi. Giampaolo è uno che non fa chiacchiere, quando capisce la situazione prende i bambini ed è come se li crescesse attraverso il gioco del calcio».



28/11/2012    Direzione Generale (Roma)