I bimbi rom, dopo lo scuolabus perdono anche asilo e mensa

Il campo nomadi di via Borgosatollo in un'immagine d'archivio Brescia. Brutta sorpresa per 16 bambini del campo nomadi di via Borgosatollo che ieri mattina, partiti puntali alle 7,30 con i fratelli più grandi per raggiungere - rigorosamente a piedi - le materne comunali «Leonessa» e «Agosti», si sono visti rifiutare l'ingresso a scuola e sono stati costretti a fare dietro front. Colpa di quei 75mila euro di morosità accumulati dalle loro famiglie; gli stessi che hanno portato all'abolizione dello scuolabus, gli stessi che hanno fatto si che quelli più grandi non avessero più a disposizione una mensa alla quale sedersi durante la pausa per il pranzo. «I più piccoli sono stati rimandati a casa con la motivazione che la scuola materna non è una scuola dell'obbligo mentre gli altri sono stati accolti ma con la clausola che mangino a casa» spiega Maria Maiorana di Opera Nomadi che dopo aver seguito passo passo i piccoli rom nel tragitto dal campo alle scuole (20 minuti circa di strada, buona parte sul ciglio di una tangenziale decisamente trafficata) insieme ad altri volontari ha allestito un pranzo «di fortuna» nei giardinetti poco distanti. E CHE, non senza una buona dose di disappunto, fa notare come una soluzione del genere sia praticabile per i mesi ancora caldi ma decisamente non per quelli invernali. «Non so come faranno tra un po', visto che per tornare a casa a piedi ci mettono troppo e la maggior parte delle loro mamme non ha una macchina per venire a recuperarli» continua la Maiorana che giudica «inaccettabile» anche l'esclusione dei più piccoli dalla materna perché «se è vero che non è scuola dell'obbligo, è fondamentale per l'integrazione». Una posizione condivisa in toto anche da Franco Valenti della Fondazione Piccini, altra realtà firmataria (insieme alla già citata Opera Nomadi, alla Cgil e ad Arciragazzi) della nota con la quale si chiede all'amministrazione comunale di rivedere le sue decisioni e di aprire un tavolo istituzionale sulla questione. «Sono due anni che non vengono accettate dal Comune le relazioni sociali che testimoniano, sulla base dell'Isee, lo stato di disagio economico di queste famiglie» precisa Valenti che chiama in causa anche la necessità di non buttare alle ortiche gli sforzi fatti per l'integrazione di rom e sinti negli ultimi vent'anni. Sforzi che, precisa, «hanno portato ad una scolarizzazione del 95% tra i bambini delle materne e del 100% tra quelli delle elementari». ANCOR PIÙ duro Mirko Lombardi del Sel che, dopo aver anch'egli preso parte alla «passeggiata», in una nota inviata alla stampa dichiara di «vergognarsi» di essere cittadino di una Brescia che non conosce più, «una Brescia che se la prende sempre con i più deboli e in particolare con i bambini che hanno dei diritti che prescindono dalle responsabilità dei genitori». Secca la replica del vicesindaco e assessore alla Sicurezza Fabio Rolfi: «A Brescia ci sono centinaia di bambini che vanno a scuola a piedi, in bici o organizzati con il Pedibus: non vedo perché loro non possano fare altrettanto». E aggiunge: «Esiste un piano di rientro dalle morosità al quale anche i rom e i sinti potrebbero partecipare: io resto dell'idea che la loro sia una morosità volontaria decisamente non più tollerabile». Angela Dessì

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18/09/2012    Direzione Generale (Roma)    Scuola